
Una serata del cinema che ci ha offerto l’opportunità di (vedere o) rivedere il film probabilmente più emblematico del neorealismo italiano, Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica.
Anche se le condizioni sociali non sono più le stesse e quel film rappresenta una stagione artistica ormai lontana, l’emozione trasmessa attraverso le immagini resta pur sempre intensa.
A distanza di anni dalla creazione di quel capolavoro cinematografico e al di là delle polemiche politiche e culturali suscitate allora, il film appare a noi oggi bellissimo e portatore di un incisivo profilo storico-sociologico dell’Italia dell’immediato dopoguerra.
Basta ricordare, nello scorrere delle inquadrature, il valore vitale di una « semplice » bicicletta, lo sfondo urbano (con gli edifici monumentali mussoliniani), i viali quasi senza automobili, l’accenno agli impegni antagonisti (comunista e clericale)…
Ma il film esprime anche, attraverso il principale protagonista, una forza interiore fortissima, e soprattutto il desiderio di migliorare la propria vita.
Proprio questa forza sarà poi la molla del « miracolo economico » italiano degli anni ‘50 e ‘60. La stessa energia pure che spinse molti italiani a raggiungere il Belgio per lavorarvi nelle miniere.
Rumes 02/2011
Illustration : Affiche du film « Ladri di biciclette » (Le Voleur de bicyclette) de Vittorio de Sica
Publié in : Club di conversazione italiana di Tournai (Lo Specchio), Bollettino n. 169 / marzo 2011 (rubrica « La volta scorsa »)








