La « Questione Femminile » (2/2)

Il movimento femminile italiano come movimento organizzato sorge verso la fine dell’800 e subito si articola su « tre linee di tendenza che continueranno ad essere presenti, anche se con un peso differente, fino ai giorni nostri » : un filone femminista di area socialista che si batte per « il riconoscimento dei diritti delle donne lavoratrici », un filone liberale moderato e un filone di area cattolica caratterizzato « dalla ricerca di una nuova presenza religiosa femminile, anche attraverso la difesa sindacale delle operaie e una seria riflessione sui problemi della educazione femminile ».

La prima guerra mondiale, con la massiccia sostituzione degli uomini da parte delle donne nei diversi settori produttivi, contribuisce ad accelerare il processo di maturazione delle rivendicazioni femministe.

La parentesi fascista tuttavia segna « per il movimento femminile un periodo di grave arretramento giuridico, economico e culturale ».

Il protagonismo femminile trova una sua determinante presenza nell’ambito della Resistenza. Nel 1945 il diritto di voto viene finalmente accordato alle donne.

Durante i decenni repubblicani il femminismo italiano, attraverso le sue numerose lotte e battaglie riesce a portare la legislazione italiana a livelli di avanguardia (per es. con la riforma del 1975 del Diritto di famiglia che instaura la parità tra i coniugi e la legge del 1977 per la parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro).

Il neofemminismo che si affaccia a partire degli anni ‘60 nella società consumistica americana si diffonde nel mondo a partire del ‘68 quando cade precisamente « il mito della facile conciliazione fra il ruolo tradizionale e i compiti nuovi della donna e la speranza di un graduale e indolore cammino verso l’uguaglianza ».

La rivendicazione neofemminista caratterizzata dalla sua « attenzione privilegiata al problema sessuale rispetto ai problemi più specificamente giuridici o economici » se da un lato segna un modo nuovo di considerare il rapporto uomo-donna (liberalizzazione sessuale) e l’approccio del proprio corpo (liberalizzazione dell’aborto) da un altro lato porta — proprio per questa intensa caratterizzazione — ad un rischio di « profonda contraddizione e debolezza ».

Perciò potrebbe essere utile in questo periodo di « restaurazione » — e questo è l’auspicio delle autrici — « tornare a porre l’accento su due pilastri storici della domanda delle donne, quelli della pari responsabilità » sia a livello della « organizzazione della vita quotidiana » sia a quello della « partecipazione alle decisioni, al governo dell’economia e delle istituzioni ».

Dopo questo profilo storico un’antologia riunisce i testi e i documenti significativi attinenti alla « questione femminile ».

Vengono così presentate le voci, le idee, le posizioni (da Engels a Simone de Beauvoir e Levi-Strauss, da J.S. Mill a Evelyne Sullerot, da J.J. Rousseau, Pestalozzi e Ibsen a Betty Friedan) espresse nel quadro delle lotte per l’emancipazione delle donne (diritto di voto, diritto al lavoro, accesso a tutte le carriere, parità di trattamento, ecc.).

Una nutrita bibliografia e un quadro cronologico comparato degli eventi della storia femminile e dei principali avvenimenti politici, economici e culturali dalla metà del ‘700 ai nostri giorni chiude l’interessante volume.

Sebbene lo spazio relativamente limitato dell’opera non abbia consentito di sviluppare in maniera più approfondita alcune tematiche il libro di Paola Gaiotti e Cecilia Dau si rivela senz’altro un utile strumento didattico messo a disposizione degli insegnanti e degli alunni.

« La Questione Femminile » di Paola Gaiotti De Biase e Cecilia Dau Novelli ; Edizioni Le Monnier (Firenze) ; lire 6000.

Taintignies 16/02/1983

Illustration : Cortège féministe (années ‘70, Italie)

Publié in : « Sole d’Italia », 2/04/1983, nn. 1811-1812, « Un tema scottante che investe l’intera società_”La questione femminile” »

La « Questione Femminile » (1/2)

Il libro di Paola Gaiotti De Biase e Cecilia Dau Novelli, « La Questione Femminile », che presentiamo questa settimana, vuole rispondere ad una precisa esigenza di fondo.

Offrire agli alunni adolescenti — maschi e femmine — uno strumento per scoprire e capire una « questione », quella femminile, le cui dimensioni ormai investono l’intera società.

Le autrici hanno perciò impostato il loro lavoro in modo da poter inserire la « questione femminile » — in quanto problema interdisciplinare — nell’ambito scolastico e più precisamente all’interno dei programmi della scuola secondaria superiore.

Questa esigenza pedagogica modella infatti la struttura dell’intero volume secondo una suddivisione in due parti.

Nella prima si vogliono presentare le obiettive dimensioni della problematica mentre nella seconda, di natura antologica, vengono espresse, attraverso una abbondante documentazione tematica, « la pluralità delle voci e delle posizioni » nei riguardi della « questione ».

L’introduzione, dovuta soprattutto a Paola Gaiotti, precisa il quadro storico in cui la « questione femminile » è venuta a maturare fino all’esplosione del ‘68 e alla conseguente diffusione di massa, a livello mondiale, del problema della condizione femminile.

Emerge, nelle società moderne fra il XVIII e il XIX secolo, in Europa, nel continente segnato dall’impronta morale cristiana, la « questione femminile ». Essa trae la sua origine dalle tre rivoluzioni capitali che permettono di modificare e di superare, a partire della fine del ‘700, le antiche strutture politiche, sociali e culturali europee : la rivoluzione francese, la rivoluzione industriale, la rivoluzione del sentimento.

La rivoluzione francese colla sua affermazione della generale eguaglianza umana come principio fondamentale mentre nel concreto rifiuta quella eguaglianza alle donne in nome del loro ruolo materno ribadito e assolutizzato pone, attraverso questa contraddizione, « la condizione di una questione della donna come questione politica », come « un moto chiamato ad individuare degli obiettivi collettivi (il voto, il lavoro, la situazione giuridica della famiglia), storicamente concreti ».

La rivoluzione industriale, dal canto suo, con l’accesso al lavoro delle donne inaugura il processo di emancipazione della donna e particolarmente della sua indipendenza economica dall’uomo.

La rivoluzione del sentimento infine con l’emergenza di una cultura « romantica » in cui prende una notevole rilevanza « l’amore personale nella scelta matrimoniale e nelle attese di felicità » segna un altro momento significativo dell’affermazione delle donne. Si diffondono i collegi femminili i quali confermano « l’esigenza crescente di una figura femminile con un diverso modo di integrazione sociale ».

Il movimento femminista in quanto « tentativo di guidare e non solo di subire il processo di trasformazione » generato da queste tre rivoluzioni nasce intorno agli anni 1830-1840 e si sviluppa su due filoni : uno anglosassone in cui prevale un notevole impegno nei riguardi del diritto di voto (cf. le tenaci lotte delle « suffragette ») e uno francese, legato al movimento operaio, in cui si mette l’accento sul diritto al lavoro delle donne e al loro diritto all’indipendenza economica.

I marxisti accentueranno quest’ultimo indirizzo collegando l’emancipazione femminile alla lotta del proletariato contro il sistema capitalista.

Taintignies 16/02/1983

Illustration : Les suffragettes britanniques Annie Kenney et Christabel Pankhurst (vers 1908)

Publié in : « Sole d’Italia », 2/04/1983, nn. 1811-1812, « Un tema scottante che investe l’intera società_”La questione femminile” »

Oignon

Notre histoire belle et passionnée
Dure depuis bien longtemps
Oh ! Que j’aime tes jupes et jupons
Avec lesquels tu sais jouer !
Mais aussi loin que je me souvienne
Combien aussi tu m’as fait pleurer…

Rumes 6/07/2018

Illustration : Arcangelo Petrantò, 2024 – Oignons
Image générée par IA (intelligence artificielle)

Archéologie industrielle

Visite de l’ancien charbonnage de Bois-du-Luc. Témoignage passionnant d’une époque révolue, celle de l’avènement et du développement de la société industrielle.

La Belgique, à l’avant-garde alors de la révolution industrielle et de ce qui était défini — avec de merveilleuses espérances — comme le Progrès.

Le tableau de l’industrialisation comportait ses expressions caractéristiques :

Bâtiments imposants, à l’architecture néoclassique épurée et solide.
Extraction du charbon avec ses châssis à mollette et ses terrils.
Usines et vastes ateliers de mécanique, avec leurs cheminées emblématiques.
Lueurs rougeoyantes des sites sidérurgiques.
Puissance du fer et de l’acier dans les machines animées par la vapeur, le charbon, plus avant l’électricité.
Le triomphe aussi des capitalistes, des ingénieurs et des scientifiques.

Mais en dépit des projets d’ingénierie sociale utopistes et visionnaires, visant à pacifier idéalement la vie communautaire, on devine, ou mieux, on saisit la brutalité des relations sociales de l’époque.

Ainsi, à Bois-du-Luc, le contraste entre la maison directoriale et les habitations du prolétariat (cité ouvrière) venant exprimer une vision résolument hiérarchisée et paternaliste de l’organisation sociale (tout de même préférable à l’absence de toute couverture sociale prônée par le capitalisme sauvage).

Et les portes guillotines, avec leurs tours d’allure médiévale, érigées pour dissuader et bloquer grévistes et émeutiers à l’entrée du site charbonnier qui confirment d’une manière saisissante la dureté de l’antagonisme de classe de l’époque.

En parcourant ces lieux, témoignages de l’archéologie industrielle, je ne peux m’empêcher, spontanément, d’avoir des visions uchroniques.

Car certaines fondations et structures en briques me donnent l’impression de me retrouver face à d’antiques ruines romaines.

Si la révolution industrielle était advenue déjà au temps des Romains, avec l’usage de machineries fonctionnelles similaires à celles du 19e siècle (et début du 20e), le tableau aurait été tout à fait identique…

Rumes 14/09/2024

Illustration : Arcangelo Petrantò, 2024 – Ancien charbonnage de Bois-du-Luc : machinerie

Sites similaires au Bois-du-Luc, mêlant archéologie industrielle et mise en œuvre d’un projet à caractère social : Familistère de Guise (département de l’Aisne, en France), Val-Jalbert (près du lac Saint-Jean, au Québec), le Grand-Hornu (Hainaut, en Belgique)

Portes dérobées

Je suis un sceptique. Mais je reste cependant ouvert à la poésie, à l’intuition poétique. Je puis admettre aussi qu’il existe peut-être dans la réalité des portes dérobées. Cependant ces occurrences seraient rares et aléatoires et finalement liées au référent humain. La boucle poétique est ainsi bouclée. Et la boucle de mon scepticisme aussi.

Bruxelles 23/07/2014

Illustration : Arcangelo Petrantò, 2024 – Backdoor dans le tissu du réel
Image générée par IA (intelligence artificielle)

Uccello 2

Les ailes de l’oiseau 2
Sont déployées largement
Pointues
Et marquées d’un triangle rouge au bout

Le bec rouge de l’oiseau 2
Se reflète multiplié
En vert, orange et violet

Avec une forme apparentée
Au deltaplane
L’oiseau 2 tout blanc
Légèrement dédoublé
Survole insouciant
Les nuages noirs/gris d’un ouragan.

Antoing 18/06/1979

Illustration : Osvaldo Licini, 1931 ou 1936 (suivant les sources) – Uccello 2

Enrico Mattei

Quando si guarda da più vicino alla storia di Enrico Mattei ci si rende conto di quanto l’Italia degli anni quaranta e cinquanta [del secolo scorso] fosse un paese sottosviluppato, umiliato e animato tuttavia da un profondo desiderio di affermazione.

Sembra di scorgere la continuazione del nazionalismo fascista ma convertito in modo soft sotto forma di nazionalismo energetico.

Indubbiamente, si osserva inoltre il proseguimento di uno statalismo propulsore.

L’obiettivo statuto dell’Italia di allora — paese ancora largamente sottosviluppato, uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale, ridimensionato con la perdita di una parte del territorio nazionale e di tutte le sue colonie, ammesso nell’Onu soltanto nel 1955 — è quello di un paese frustrato ma che non può esprimere apertamente questa frustrazione perché inserito in un nuovo scenario internazionale, quello della Guerra fredda di cui è paese di frontiera.

Ma l’Italia continua ad aspirare ad uno sviluppo che l’avrebbe messa almeno sullo stesso piano degli altri paesi occidentali.

Quella aspirazione a « contare di più » che si è potuta sentire anche in questi ultimi decenni.
L’Italia quinta potenza mondiale. L’Italia del G7. Il tanto già bramato « posto al sole » di mussoliniana memoria (« l’Italia ha finalmente il suo impero » diceva Mussolini nel 1936, dopo la conquista dell’Etiopia).

Enrico Mattei, attraverso la sua epopea petrolifera, espresse quindi una sfida per risollevare l’Italia dallo stato minorizzato in cui si trovava allora.

E fu insieme una prima resistenza all’impero americano (quello delle « sette sorelle » — locuzione coniata dallo stesso Mattei) e un iniziale scossone all’ordine nuovo nato dalla seconda guerra mondiale.

Sicuramente bisognerebbe mettere in parallelo la parabola di Mattei con la rivolta ungherese del 1956 e la nazionalizzazione del canale di Suez.
Dietro la cortina di ferro era in gioco l’appartenenza ideologica e il campo sociale (comunismo), in Italia, con Mattei, era rimessa in questione la supremazia economica e finanziaria dell’America nel campo occidentale, mentre in Egitto veniva sfidato e abbattuto il colonialismo di vecchio stampo europeo.

L’associazione Italia-Ungheria-Egitto dà, a mio parere, una buona idea dello status italiano di allora.

Ma Enrico Mattei ha significato anche la capacità italiana di produrre nuovi concetti e nuovi propositi fuori dagli schemi comuni pur di arrivare ad uno scopo proprio.

Il bluff mussoliniano aveva funzionato. Ma solo virtualmente. L’impero romano era risorto sui « colli fatali di Roma ». Ma a Cinecittà. L’Italia è stata durante gli anni cinquanta e sessanta la Mecca del cinema per la produzione di film a soggetto storico antico e mitologico : il peplum. Ironia della storia, talvolta.

La sfida di Enrico Mattei garantì all’Italia una sicurezza energetica a basso costo che contribuì in modo decisivo al cosidetto « miracolo economico italiano ».

Rumes 18/11/2008

Illustration : Enrico Mattei (1906-1962)

Le célèbre industriel italien décède dans le crash de son avion le 27 octobre 1962, vraisemblablement victime d’un attentat

Publié in : Club di conversazione italiana di Tournai (Lo Specchio), Bollettino n. 148 / dicembre 2008

Certitudes

Quelqu’un qui voyage non pas pour découvrir et visiter pays et contrées mais pour obtenir la confirmation que les lieux, peuples, monuments et sites existent bel et bien !

Rumes 29/06/2015

Illustration : Roger Broders, 1921 – Rome par le train de luxe « Rome Express »
Affiche touristique vintage réalisée pour les Chemins de fer Paris-Lyon-Méditerranée (PLM)